Meno emergenza, più prevenzione

Di nuovo il maltempo, di nuovo i morti. Le piogge torrenziali di questi giorni hanno fatto vittime e dispersi tra la Liguria e la Toscana. Il capo dello stato, Giorgio Napolitano, ha parlato di un “tributo molto doloroso pagato per i gravi turbamenti climatici in atto”, ed è tornato di moda il mantra “è tutta colpa dei cambiamenti climatici”. Ma tutto il territorio italiano, non solo la Liguria e la Toscana, è ad alto rischio idrogeologico, il climate change c’entra poco (oltre a essere citato senza basi scientifiche).
22 AGO 20
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Di nuovo il maltempo, di nuovo i morti. Le piogge torrenziali di questi giorni hanno fatto vittime e dispersi tra la Liguria e la Toscana. Il capo dello stato, Giorgio Napolitano, ha parlato di un “tributo molto doloroso pagato per i gravi turbamenti climatici in atto”, ed è tornato di moda il mantra “è tutta colpa dei cambiamenti climatici”. Ma tutto il territorio italiano, non solo la Liguria e la Toscana, è ad alto rischio idrogeologico, il climate change c’entra poco (oltre a essere citato senza basi scientifiche): la pioggia, oggi, è la stessa degli anni Sessanta, l’unica differenza è che i rovesci sono diventati più violenti e concentrati nel tempo e nello spazio, con conseguenze devastanti perché nel creare allagamenti l’acqua piovana non trova uno scolo idrico adeguato. La cementificazione poi, che nelle città più urbanizzate del nord viaggia a dieci ettari al giorno, non solo non permette al terreno di assorbire l’acqua ma la rende più veloce. Ogni anno si contano le vittime delle inondazioni e delle frane – 2.836 dal 1960. Dare la colpa ai cambiamenti climatici serve a spostare problema e colpevole, ma non a prevenirlo.

E’ evidente la necessità e l’urgenza di un intervento da parte delle istituzioni che prevenga tragedie come quelle del comune di Monterosso, spazzato via dal fango. La Protezione civile non può fronteggiare un’emergenza che sta diventando la regola. Un’emergenza che costa troppo, sia in termini di vite umane sia quanto a riparazione dei danni materiali. Lo scorso anno la regione Toscana, dopo l’esondazione del lago Massaciuccoli, ha perso venti milioni di euro per le mancate prenotazioni durante il periodo turistico. I centottanta chilometri di canali dei Consorzi di bonifica – gli unici a fare la manutenzione ordinaria del sistema idraulico italiano – sono in affanno. Le istituzioni dovrebbero ascoltare gli enti territoriali e imparare la loro lezione: la prevenzione, più che la cultura dell’emergenza, paga: costa in proporzione un decimo, crea posti di lavoro e sviluppo economico. Ed è trasparente, al contrario dei fondi degli status d’emergenza, che sono tanti e in mano di pochi.

D’altra parte, viviamo in un paese
dove ogni anno si spera che d’estate piova e d’inverno ci sia il sole. Perché ogni estate si presenta il problema inverso, quello della siccità. L’Associazione nazionale Bonifiche e irrigazioni ha più volte presentato in Parlamento 2.500 progetti per un valore complessivo di 5 miliardi e 700 milioni di euro che servirebbero alla messa in sicurezza del territorio nazionale. Per esempio con il sistema degli invasi – la storia dell’idraulica dimostra come i pozzi d’acqua piovana fossero utilizzati già nel VI secolo a. C. ad Atene. La manutenzione del territorio dovrebbe entrare a far parte delle grandi opere pubbliche in progetto dalle istituzioni, adeguando la rete idraulica al rischio.